LOGICA DELLA PRESENZA

 

Il problema dell'ontologia

come problema della mediazione

 


Con un dialogo con Marco Pellegrino

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Limina Mentis Editore

Dipinto in copertina: "Vibrato in verde" (particolare) di Matteo Cecchinato

 

 

"Perché si abbia una conoscenza fondata (e non astratta, nel senso deteriore del termine) è sempre necessario avere presenti le differenze che si trascurano e le motivazioni per cui le si trascura: è in questa accortezza che consiste la fondatezza di ogni conoscenza."

 

"Quanto più alto è il grado di consapevolezza della carica astrattiva che opera in una determinata conoscenza, tanto meno le differenze trascurate che si rinvengono o si rinverranno avranno modo di smentire il sapere che si regge su tale consapevolezza."

 

 

Questo trattatello di ontologia si propone di rispondere alla domanda che da sempre ha costituito la questione essenziale e fondativa della scienza ontologica: cos’è o, meglio, cosa significa l’essere? Individuando nella categoria della presenza la pietra angolare del problema e discutendone gli esiti con Marco Pellegrino, l’autore tenta, se non di chiudere i conti con essa, quantomeno di fare la dovuta chiarezza su una questione che sembra essere, pur dopo secoli di riflessione, ancora intricata.

I risultati aporetici qui esposti mostrano così non solo quanto vi sia di irrisolto nella ontologia del pensiero occidentale, ma altresì come la ragione sia un pensiero forte anche quando circoscriva il mistero da cui e verso cui muove.
La tradizione della logica dialettica qui ripresa è essa stessa la formulazione della perenne trascendenza in cui viviamo il sacro (tematizzato nel precedente volume della collana) e in cui si mostra l’universale che essenzialmente ci unisce (come si mostra nel volume seguente).