Giuliano Zuppa

 

METAMORFOSI

DEL CAPITALISMO:

 

NUOVE GENERAZIONI

AL RIBASSO

 

Capitale, capitale umano, capitale sociale

 

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Limina Mentis Editore

Copertina di Matteo Cecchinato.

 

 

“La disoccupazione in aumento, il crescente ricorso a forme di lavoro frammentarie, a tipologie flessibili o discontinue (con la minaccia permanente della sostituibilità) sono conseguenze solo apparentemente contraddittorie di un capitalismo tecnologicamente e politicamente deregolato.”

 

“La delocalizzazione geografica [degli insediamenti produttivi] è anche una delocalizzazione dal terreno giuridico occidentale, dalle “gabbie” della civiltà giuridica più evoluta, dallo Stato nazionale inteso come garante delle tutele normative e sociali.”

 

La cesura storica segnata dal 1989 (caduta del muro di Berlino e fine dei blocchi politici contrapposti) scioglie, di fatto, le linee di confine dei capitalismi nazionali e dà l’avvio all’internazionalizzazione delle economie.
Assunto in chiave simbolica, il 1989 segna anche l’accelerazione del processo di egemonia neo-liberale. Già da un decennio erano entrati in crisi sia l’organizzazione produttiva della piattaforma tecnologica della fabbrica fordista sia la sicurezza del posto di lavoro con le relative conseguenze sugli assetti economico-sociali.
Ad accelerare la trasformazione è l’enorme reingegnerizzazione industriale che addotta il modello della flessibilità produttiva e del lavoro e segna il passaggio dal radicamento tradizionale della fabbrica ai reticoli transnazionali (fuori dal territorio e dalla protezione normativa dello Stato nazionale).
Il lavoratore viene fatto uscire gradualmente dalla sua definizione classica di subordinato e viene indirizzato, attraverso una trasformazione concettuale, verso lo status di portatore di attitudini, capacità e competenze, posto sul piedistallo del lavoro in qualità di capitale umano.
Imprenditore di se stesso, alle prese con la competizione, e in un contesto, spesso drammatico, di neodarwinismo sociale, reso possibile, come spiegato nel precedente volume della collana, dalla cultura postmoderna, nella quale i valori della Modernità a noi più prossima (diritto, libertà, democrazia) sono ridotti, troppo spesso, a mero strumento retorico incapace di alimentare e orientare la vita.
Il campione di intervistati di questo studio è fornito di credenziali accademiche e, quindi, rappresenta un capitale umano qualificato. Si tratta di giovani che, a distanza di tre-cinque anni dal conseguimento della laurea, raccontano le loro prime esperienze di lavoro, il loro ingresso in questo nuovo campo dei miracoli.