NICOLÁS GÓMEZ DÁVILA

 

E LA MODERNITÀ

 

Per acquistare: Feltrinelli

Dipinto di Vittorio Bustaffa

 

• Nello Stato moderno le classi con interessi opposti non sono tanto la borghesia e il proletariato quanto la classe che paga le tasse e la classe che vive di esse.

 

• Le “libertà” sono recinti sociali nei quali l’individuo può muoversi senza coazione alcuna; la “Libertà”, invece, è principio metafisico nel nome del quale una setta pretende di imporre agli altri i suoi ideali di condotta.

 

La parola “progresso” designa un’assimilazione crescente di tecniche efficaci e di opinioni ottuse.

 

• La verità non è mai conquista definitiva. È sempre posizione che tocca difendere.

 

 

• Le prediche progressiste hanno provocato una tale perversione che più nessuno crede di essere quel che è, ma quel che non è riuscito ad essere.

 

 

Nei due precedenti volumi della collana si è svolta un’analisi dei capisaldi teoretici che informano la Modernità, mostrandone gli errori e le possibilità inesplorate (Gabriele Zuppa, Fondazione dell’anima e della democrazia nella loro legislazione universale); si è testimoniato quindi della metamorfosi che la società capitalistica ha subito nell’ultimo trentennio, determinata da quegli errori fondamentali che sono diventati la nostra stessa cultura, che si definisce postmoderna (Giuliano Zuppa, Metamorfosi del capitalismo: nuove generazioni al ribasso). Diritti, democrazia, libertà, valori, ecc., sono diventate parole consunte e sempre più evanescenti perché non è mai stato adeguatamente pensato il loro fondamento, perché alla loro sconosciuta essenza non ci si è mai propriamente educati.


Questo volume, attraverso lo studio dell’opera del colombiano Gómez Dávila, si addentra in una disamina di quelle questioni che hanno travagliato il pensiero degli ultimi due secoli e che ora conosciamo e viviamo nei problemi della nostra quotidianità di crisi economica, sociale, culturale, personale. La sua opera è non soltanto una sommità privilegiata da cui osservare il panorama filosofico del Novecento attraverso il vaglio del suo sguardo critico e accusatorio, ma altresì uno dei vertici raggiunti dal pensiero occidentale che ivi si concentra, racchiuso in una una silloge di aforismi che sanno cogliere quanto di meglio e di più significativo il millenario sapere veteroeuropeo abbia raggiunto, in particolare negli ultimi due secoli – ma in una visione del mondo inaudita e spregiudicata, che, pur radicata nella tradizione, proietta in un mondo di là da venire.